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Fourcolor: "Air Curtain" (12k, 2004)
Vallate distese e infinite.
Sconfinate colline sonore, aria ammorbante, atmosfere in cui confluiscono nebbie sulfuree, vento gelido e profumi ipnotici.
Paesaggi incontaminati, mistici e avvolgenti.
Un altro genietto-tutto-fare di marca jappo, titolare di ben tre formazioni capitali: Minamo, Fonica e, appunto, Fourcolor. Ah, lui si chiama Keiichi Sugimoto.
Magici contrappunti si proliferano nell'aria senza un criterio apparente, pulviscoli zampettano ovunque, lasciano al silenzio un disturbante senso di smarrimento.
Curtain Of Air è un continuo deteriorarsi d'un ritmo sconclusionato, microscopici tocchi d'un animaletto dispettoso, saltellare paranoico d'un insettino, ai confini dell'atmosfera. Scampoli di musica glitch, scomposizione digitali, tentazioni ambient, noise dolce e pacato, rumori e schiocchi, meccanico sfrigolare d'un robot arrugginito.
Empty Sky 1 è ancora più pacifica e rilassante. Sembra di sentire la sonorizzazione d'un giungla abitata da una fauna gentile e appartata. Fiori sfavillanti dipinti da colori a pastello, un fiume scorre lentamente, piccoli movimento d'alberi giganteschi, sfrigolare d'una rana, appena sopra il livello dell'acqua. Piccole goccine di rugiada cadono da una foglia, turbinante starnazzare d'un synth irriconoscibile, sprazzi di musica concreta, sentori di piacevole compiutezza.
Ae è fatta di pause e ripartenze. Attimi di puro silenzio, sovrapposti a un ciclico generarsi di suoni spezzati e infinitesimali, errori impercettibili, in sottofondo un drone ripetitivo, replicato, trasfigurato. I suoni vengono concepiti senza un criterio, non c'è un elemento che leghi questi contrappunti, si elevano nell'aria con naturalità e spensieratezza, senza precauzioni. Tratteggi disaggregati, ricami sinusoidali, piccoli disegnini stilizzati e minimali.
2 Strings è più ostica e rumorosa. Principo come al solito srotolato con pacatezza e tatto, nello scorrere dei secondi s'inizia a intrufolare un fracasso metallico, tumulto sferragliante, martellamento rugginoso. Siamo ancora dalle parti d'una proto-ambient sfigurata, ritmo al rallentatore, distrazioni e turbini interstellari.
In Cloud Whereabouts si fa vivo un piccolo battito, quasi a stabilire un acceno di ritmo, prezioso, seppur iper-minimale. Ancora un fantasma s'aggira nei bassifondi, aggirandosi con schizzofrenici movimenti a mezz'aria, svolazzando un po' dove capita. Ambientazione per un areoporto su Marte, con un terremoto in corso.
As Rain è quasi industriale, con lo sciabordio d'una fabbrica in ossessionate attività, un continuo sbattere di un ferro sulla parete d'una casa, continuo percuotere d'un martello su un chiodo d'acciaio, strappi laceranti, danni irreparabili e significativi.
Conclude Empy Sky 2 ed è il pezzo più rappresentativo del disco, solo perchè riunisce tutte le intuizioni azzeccate del disco in soli 8 minuti. Sciorinare i soliti tre, quattro nomi che etichettano il pezzo è sbagliato. Ascoltare e lasciarsi andare davanti a questa composizione rilassata e rilassante, inestimabile e pregiatissima.
Un disco ostico e piacevole, difficoltoso e gradito, scorbutico e pregiato.

Mitchell Akiyama: "Small Explosions That Are Yours To Keep" (Sub Rosa, 2005)
Scomposizioni sonore per attimi silenziosi.
Sfasciamento robotico per un complesso di macchine sferraglianti.
Strappi laceranti d'una lama affilata.
Distruzione timbrica e decomposizione sonica.
Mitchell Akiyama è un compositore d'eccezione. I suoi dischi sono mistici e nascosti, piccoli e preziosi, sotterranei e misteriosi.
Dal progetto Désormais, al duo Dakca fino ad arrivare a Avia Gardner. Una miriade di pseudonimi in cui riesce ad esprimere appieno la sua ispirazione.
Questo disco è magico, appartato, continuamente veniamo punzecchiati da deliranti contorni sonori, stuzzicati da ricami impercettibili, contrappunti minuscoli.
Strategies For Combatting Invisibility è continuo andare e venire d'un ritmo indeciso, sconclusionato, dubbioso. S'intrecciano archi, campanellini, click and cuts, linee eteree, disfacimenti d'un mondo lontanissimo. Colonna sonora per una macchina in via di distruzione, le cui immagini riflesse sono disturbate e incomprensibili.
But Promise Me è un contrabbasso che lascia note laceranti, roboanti schizzofrenie notturne. Battiti di mano campionati, acusticità deformata, scampoli di disturbante piacevolezza. Un andamento intimo, caloroso, inestimabile. Ambientazione per una stanza solitaria e leggermente illuminata da una lampada antichissima.
Full Then Felt è un turbine di pulviscoli glitch, immersi in un abisso infinito, oscuro, rimbombante strisciare d'un marea di anime a sè stanti. Una fisarmonica ricama tratteggi fragorosi, corde vengono pizzicate, ciclico ripetersi di accordi puri, precisi. Adattamento sonoro per un pomeriggio scuro, un salotto solitario, solo la musica che satura lo spazio, emozioni a scatti, sensazioni intercambiabili.
Your Distance Kept è una landa sconfinata. Una chitarra sembra suonare a migliaia di chilometri dalle nostre orecchie, intromissioni estranee imbastardiscono note già di per se contaminate, un drone è una serpentina che s'inserisce in ogni interstizio immaginabile, picchi di volume sono un tritasassi in azione.
Through Fall and Flicker è un piccolo giochino concettuale in cui rumori concreti vengono spappolati, scomposti, spezzati. Cinguettio d'uccellini inconsapevoli impreziosiscono senza un intento preciso.
La title-track è un pezzo d'eccezione. Un jazz trasfigurato ed ammorbante. Scintillante starnazzare d'un tripudio di strumenti a fiato, luccicante sibilare d'una sporcizia sonora astratta, pause cariche di pathos, mistico e preciso dettare d'uno xilolofono solenne. Suoni adatti ad attimi di piacevole intensità, momenti di pura stasi.
Suggestions for Walking Alone è un piccolo bozzettino in cui confluiscono fantasia irrefrenabile, saper cesellare istanti di pura staticità, dipingere atmosfere pregiate e introvabili.
Contrapuntal Lung Apparatus è una marcetta in cui il tirmo è scomposto e deteriorato, enfatizzato e represso. Strimpellare gioioso, sfuggenti loop, percussioni minimali, centrifuga interstellare lucente ed abbagliante.
Overhead Then Exit è ancora uno sprofondare intenso e progressivo in un mondo a se stante. Incostante schiamazzare di strumenti a corda, scomposizioni, sovente, sovrappongono note aleatorie e casuali, distinte e confuse. Ambient per cuoricini meccanici, innamorati di suoni errati.
With Her Shadow Cast In Doubt è il pezzo più normale. Ancora strumenti a fiato, chitarre, piano, percussioni variegate, contribuiscono per creare un marasma sonoro d'avvolgente compiutezza. Pochissime manipolazioni digitali, soltanto un animo classicheggiante che rimane a mezz'aria, lasciandoci impietriti.
Conclude Ghost Storms con un piglio molto minimale, a bassa fedeltà, volutamente sommesso. Storie scritte con mano ferma e decisa, contornate da un aura sonora macabra, in un bosco di cipressi, giganteschi massi agli angoli, foglie sparse in ogni piccolo spazio restante.
Un disco poliedrico e mai ripetitivo. Vario, inestimabile, pregno di innovazione. Mitchell Akiyama si conferma come figura di punta dell'elettronica glitch, anche alla luce dell'ultimo (splendido) disco con il progetto Désormais.
Piana: "Snow Bird" (Happy Records, 2003)
Naoko Sasaki si diverte a riempire i nostri piccoli, malati cuori d'una tenerezza soffice ed avvolgente.
Flessibile muoversi d'un bollicina in aria, spumoso scintillare d'uno zampillo d'acqua purissima, nel contesto d'un prato infinito e lucente.
Fiorenti evoluzioni di raggi d'una luce splendente, soffi d'un vento leggermente pacato, calore d'un sole tiepido.
Dopo il timido intro di 20 years Ago, ci intromettiamo in Butterfly.
Piccoli rintocchi sferzanti. Circoli sonori per atmosfere plumbee. Cicli turbinanti. Voci deliziose e distese. Una chitarra strimpella felice, Naoko decanta parole con un afflato impercettibile, glitch inafferrabili tinteggiano piccoli insetti volanti. Uno dei pezzi di glitch-pop più emozionanti e belli mai ascoltati, al pari di Tujiko Noriko. Palpitante e celestiale.
Snow Bird è oscura e notturna. Accordi centellinati, stridio d'una macchina impazzita, errori aleatori, Naoko canta con distacco, la sua poesia straziante. Puntini d'un disegno stilizzato, posto a mezz'aria, docili fattezze, sfavillante tripudio di colori.
Spring Hase Come!!! è disturbante e spezzettata. Iniziano varie strade, vari percorsi, al principio della canzone. Questi itinerari non riescono mai a collimare e sbattono, confluiscono, divergono, sfuggono. Un continuo sfasciarsi d'un turbine di note inattese, marginali, incidentali. Pulviscoli digitali per animaletti infreddoliti e sperduti.
Winter Sleep è una delizia. Xilofoni ovattati, synth schiumoso e timoroso, vocalizzi di Naoko, strappi di noise laceranti, diverge e converge, scappa e s'avvicina, non c'è stabilità. Gocce d'una neve sciolta tintinnano sulla soglia d'una casa abbandonata, rami vengono spezzati dal peso della massa bianca, folate d'un vento penetrante e tagliente completano un'atmosfera cristallina.
Hid and Seek è un piccolo giochino in cui s'intrecciano piacevolmente rintocchi di tastiera, campanellini, rotture ritmiche, sdruciture sonore.
Voice è il rimbalzare d'un una circonferenza mastodontica nei contorni d'una caverna immensa, illuminata dalla brillantezza dei timbri emanati. Un drone claudicante schiamazza, sfrigolio cibernetico centellina rumore, scriteriato serpeggiare d'un anima sonora in disparte.
Monster ha un approccio più movimentato e un piccolo vortice percussionistico c'accompagna senza mai dividersi dal fulcro del pezzo. Sovente dei tratteggi d'un synth malato, lasciano segni evidenti, battiti roboanti non lesinano rumore, la voce, questa volta, è soltanto un ricordo.
April è basato su un filo di noise che ci perfora la mente da parte a parte. Un sibilo lungo un'infinità, lacera il nostro modo d'intendere e di volere, volenterosi accordi di chitarra vengono in soccorso, senza successo. Frasi sbarazzine, in un'interpretazione timida, impreziosiscono con sapore dolcificante. La colonna sonora per un amore finito, un rapporto concluso, opprimente delusione, devastante malinconia.
Blue Bell è un gioiellino inestimabile. Una fisarmonica tratteggia ricami accennati, chitarra etera disegna atmosfere d'altri tempi, intromissioni digitali sporcano, ancora voci lontane ci insegnano come amare il silenzio. Perfezione chimica d'un particella solitaria.
Conclude il cerchio After 20 Years, parte mancante del pezzo d'apertura, tra cincaglierie lo-fi, click appartati e un sapore amatoriale.
Un'opera per apprezzare le cose più insignificanti, più, alla apparenza, marginali. Saper godere d'una giornata uggiosa, un letto soffice, una musica mistica e silenziosa, chiudere gli occhi e viaggiare. Un viaggio senza limiti in un mondo rigoglioso e sorridente, fragoroso e luccicante.
Freschissima uscita del nostro maghetto preferito:

Flim: "Holiday Diary "
Il solito afflato giocoso, sbarazzino, sconclusionato.
Piccolissimi spartiti bambineschi per giornatine minuscole e appartate.
Un sapore digitale dolce e pacato, delicato quanto un fiore appena sbocciato, bagnato da una rugiada saporita.
Murmur Room è il ripetersi del solito accordo di chitarra acustica, sottofondo composto da delicati synth spumosi, rumorini fragorosi, microscopici tocchi d'uno strumento misterioso. Astrazioni soniche per folletti alati, disegnati da colori sfavillanti, sapori gustosi.
Lime è un claudicante bozzetto in cui confluisce uno spirito in disparte, tormentato da timbri scabrosi, irregolati, dilungati. Una sorta di piano preparato dipinge un cielo oscuro, vari strumenti acustici dettagliano, con ciclico ripetersi, piccoli lampi di disturbante potenza. Accenni noise, delicate pause rilassanti, distese d'un paesaggio sconfinato.
Current Description è una proto-ambient, screziata da disturbi rumorosi, drones sinuosi e sinuosoidali, striscianti e viscidi, schizzofrenici e sfuggenti. Pace e pathos onirico. Note aleatorie per stanze scure e ammorbante.
Above Seagullis approccia un piglio più ritmico. Un turbine percussionistico è stabile e prezioso, svolazzanti contrappunti di armonica, synth, piano, spasmi elettro(sonici) piccoli quanto un atomo. Tappeto sonoro per momenti solitari, davanti a un fuoco, la propria musica da conservare gelosamente.
Home è un capolavoro. All'apparenza una semplice scalata pianistica, nei suoi angoli nasconde genialità. La coda sonora del piano viene loop-ata creando un effetto disorientante, in cui scale timbriche sbattono contro gli effetti ossessionanti d'una macchina architettata per destabilizzare. Bella da far male.
No Guitar Please è un giochino emozionante. Un armonica suonata su una montagna sconfinata, contrappunti d'una fisarmonica saltellante, pause rendono statico lo spazio circostante. Sorrisi e amore. Sospiri e palpiti. Una giornata leggermente nuvolosa, un prato bagnato da una pioggia dimenticata, un gruppo di arcani esseri lasciano al silenzio un orgia di cullanti, distesi, rilassanti suoni.
Ecstatic Brown è la logica conclusione d'un (altra) opera scintillante.
Venti d'un mondo sconosciuto, concreti tocchi d'un demone impazzito, sovente uno strumento a coda lascia rintocchi precisi, lo scorrere è lento e prolungato, progressivamente tutto si scioglie in un mare di dolcezza. Chiudere gli occhi e godere di questi momenti come se fossero infinitamente presenti. Sperare nell'assenza di una conclusione che si presenta puntuale ed odiata.
Grazie Enrico Wuttke, ti vogl(iam)o bene.

Synapse: "Raw" (Tzadik, 2005)
Un trio dal potenziale impressionante: Aki Onda, Haco, Ikue Mori.
Tre dei migliori artisti che il Giappone abbia mai rilasciato.
Il primo rimane uno dei guru della scena elettronica giapponese e non. Collabora con una miriade d’artisti (tra gli altri Tujiko Noriko, lavorando al mixer durante la registrazione di “From Tokyo To Niagara”) e produce variagate opere altre, confermandosi un’artista a tutto tondo, senza limiti di genere e/o d’ispirazione. Come disco personale da segnalare quel capolavoro di ambient-noise che è “Precious Moments”.
Haco è un ragazza dalla fattezze perfette e immaginifiche. Una miriade di acronimi, un impressionante poliedricità di proposta. Mescaline a Go-Go, View Masters, Hoahio, alcuni dei suoi pseudonimi artistici. Da non dimenticare il suo personale capolavoro: “Happiness Proof”. Se la si è lasciata da parte non c’è altro da fare: recuperarla.
Ikue Mori non ha bisogno di presentazioni particolari. Batterista fai-da-te nella storia prima, maghetta della laptop music dopo. Inchino.
Raw è un’opera oscura. Profonda. Non propriamente facile da assimilare. Si basa su suoni sfuggenti. Anime timbriche scostanti e racalcitanti al facile approccio. Coacervo di note spigolose, saltellanti, animate, inquiete. Uno scorticante tuffarsi in un lido dall’aria opprimente, nebbie sulfuree, esplosioni velate, orizzonti offuscati.
“Moonshadow in Cuba” è un continuo rimbalzare di suoni aleatori, voci sconclusionate, timbri cavernosi, ondeggianti schizzofrenie per momenti ossessionanti. Pause e un continuo sfasciarsi del ritmo lasciano al silenzio attimi di pura follia sonora.
“Soap Bubble” è una composizione in cui una classica folk-song viene imbastardita da interventi di noise taglienti e disturbanti, drones sotterranei rendono l’atmosfera mistica, i tratteggi vocali vengono modificati come se fossero l’eco d’un essere tormentato da pene indicibili. Acusticità microscopiche interferiscono, soltanto in superficie.
La successiva “Red and Green” è una voce distaccata che recita la sua messa mistica. Deliranti bordate di rumore strappano in due i nostri sensi, improvvisi picchi d’un volume pacato, synth deterioranti stracciano senza precauzioni, una miriade di pulviscoli s’intromettano ovunque.
“Morning Song” è il ritmo regolare prima di una decapitazione. Un battere percussionistico d’arcana provenienza, cincagliere metalliche, lacerazioni digitali, frasi clandestine, folate d’ un vento freddissimo. Un’orrorifica esecuzione è nelle vicinanze. Serpenti sonori strisciano con ammorbante velocità, senza un freno. Interruzioni emozionanti, svolazzante viaggiare d’un timbro solitario, bleeps, dispettosi, scappano da ogni parte e non si riesce a raggiungerli.
“Mabataki” è infettante, cattiva e spezzetta la nostra capacità d’intendendere. Durante lo scorrere dei secondi, viene ripetuta, su piani d’esecuzione diversi, smembrata e lacerata la parola da cui il titolo. Poco altro, dal punto di vista interpretativo. Di contorno, un farneticante turbine di schifezze digitali, soffi, schiocchi, rumori, anime distese, convulsioni d’una macchina programmata per creari suoni errati.
“Howling Pot” sono due minuti abbondanti in cui ci si diverte a sentire un costante intrecciarsi di contrappunti vaganti, tocchi d’uno strumento a corde spolpato, molestanti giochini in cui delle note concrete vengono destabilizzate, senza speranza.
“White Dreams” è ancora follia allo stato puro. Non c’è una parvenza di regolarità, urla d’una voce maschile in crisi epilettica, un battere casuale non si ferma, manipolazioni digitali d’ogni sorta. Sciabolate, ritmi instabili, claudicanti, frasi sconnesse. Pura fantasia, divertissment per testoline pazzoidi.
“Diamond Dust” calma leggermente le acque, in cui un’oniricità mutata crea clima avvolgente, atmosfere abbaglianti, sensazioni distraenti, alcuni fantasmi sonori, dipingono un sostrato piacevolmente scontroso.
“Jumon” rimane sulla falsariga dei precedenti, aggiungendo piccole variazioni, come un marasma di percussioni sconosciute, vocine decantano frasi appena percettibili. Una chitarra dalla parvente autenticità strimpella sbarazzina, incosciente di cosa le sta succedendo intorno.
“Mirror Room” sono sette minuti di pura frustrazione sonora. Sembra d’assistere ad un despota che comanda ai suoi sudditi di distruggere qualsiasi cosa. Scoppi, esplosioni, urla, sofferenze, fastidiosi missili di luce sonora, ambientazione per una tomba maledetta, infestata da creature inguardabili.
Conclude “Rappa” tra schianti d’un masso sulla superficie della nostra mente, campanellini dichiarano l’inizio d’una guerra epocale, disturbi animaleschi ci lasciano basiti.
Il solito disco Tzadik, senza aggiunte ne perdite. Il solito frullato immaginifico d’un animo musicale, d’una tradizione, sperimentale. Qualche volta i suoni sono leggermente fuori fuoco e malcalibrati. Altre volte, come in questo caso, il risultato è senza dubbio da ricordare. Un disco in cui, solamente la somma delle singole parti in gioco avrebbe portato a un lavoro dignitoso, la coesione artistica dei tre fa il resto.
(7)
Un piccolo angelo luciferino cade da un paradiso infernale.
Polvere di stelle, particelle d'un pianeta immaginifico cadono dal cielo e rilasciano piccoli suoni, preziosi.
Incantatrice sbarazzina, dai tratti perfetti, strega con i vestiti color oro, piccola ragazzina dal visino celestiale.

Sembra di scorgere un'anima a se stante, scrutando i suoi occhi, il suo impercettibile sorrisino sprezzante.
I dischi mischiano un sapiente gusto pop con influenze prettamente rock, una forma canzone leggermente strapazzata, riproposta con un gusto sopraffino.

Love Punch (Avex Trax, 2003)
La coloratissima copertina (che bella la versione con il dvd!!) rispecchia il frizzante approccio della sua musica.
Mistura di sapori squisitamente nipponici, atmosfere pop/rock ispirate, particolarità per un disco colorato, vivace, tinto di schizofrenie infantili.
Pretty Voice è un anthem irrefrenabile, senza una tregua apparente.
Momo no Hanabira è uno squisito gioiellino in cui fragili steli d'un albero secco si scontrano con un vento tagliente, un freddo doloroso, piccoli battiti d'un picchio sulla corteccia.
Sukaranbo è uno sconclusionato siluro sparato a velocità insostenibile, senza particolari precauzioni.
Con Girly si continua sulla falsariga dei precedenti, aggiungendo quelle piccole differenze, facendo sprizzare felicità da ogni poro delle canzone.
Me No Naka No Melody è docile ed appartata, lasciarla andare senza opporre resistenze. Un afflato quasi impercettibile, appartato e distante.
Shabondama è un piccola pralina dal sapore leggermente amarognolo, odori soffici, atmosfere delicate.
Ishikawa Osaka Yukou Jyoyaku con un piglio giocoso e sbarazzino ricorda in certi punti quel rock a presa diretta di marca nipponica degli Asian Kung Fu Generation (altri
a profusione).
Stessi dicasi per la successiva Honey, una sgangherata canzoncina in cui uno strumento a corde lascia al silenzio piccole note casuali, vocina bambinesca, emana paroline emozionanti:
Arigatoooo!!!, Arigatooo!!!.
Amenbo è una ballata toccante, note di piano sono sole, timbri vocali impreziosiscono con pacatezza, dolcezza e tatto. Intromissioni orchestrali arricchiscono un arrangiamento certosino, corde pizzicate, è pathos ad ogni secondo. Ai sembra un angelo che canta, volando con le sue ali invisibili.
Always Togheter è la perfetta conclusione per un disco (quasi) perfetto.
Anime trip-hop, sentori d'un oriente malato, frasine decantante con il cuore in trepidazione.

Love Jam (Avex Trax, 2004)
Esilarante. Pazzoide. Eccentrico.
Il lavoro più compiuto di Ai. Una sequenza di missili adrenalinici, in cui si fondono una perfetta mistura d'anime rock, pop, manipolazioni elettro, crisi nevrotiche, esplosioni telluriche.
Superman mette già le cose in chiaro con un piglio assolutamente ansiolitico, un continuo ripetersi d'angoscie mal celate, inquietitudini represse, non c'è un attimo distensione.
Happy Days è ancora uno spasso. La sua vocina megafonata in sottofondo, non c'è sosta per un solo secondo. Happy Dayssss, Happy Dayss!!!.
In Strawberry Jam c'è un momento di vero e proprio armistizio, in cui Ai ci propone una canzone semplice e diretta. Un pop frizzante e brioso.
Daisuki Da Yo è tra le più belle canzoni mai composte dalla Nostra. Una cantica per angeli neonati, melodia ariosa, poesia per organi feriti, venticello profumato, un albero in fiore, amore e sorrisi.
Sensu è al pari della precedente con quello strato percussionistico d'eccezione, convulsioni chitarristiche, Ai non lesina virtuosismi, quel preciso e puntuale distribuire d'emotività.
Percorrendo la bombetta Mousou Chop, completa pazzia in Pon Pon, giochino per un cabaret nella periferia di Kyoto in Futatsu-Boshi Kinenbi.
Kingyo Hanabi è una lacrimevole ballata, con battiti animali in sottofondo, un piano scordato presenta note precise e strazianti, la colonna sonora per un film animato, in una scena d'addio.
Kuroge Wagyuu Joshio Tanyaki 735 Yen è una birichina bimba che canticchia con la sua vocina da neonata, con il suo afflato poliedrico. Una passeggiata spensierata nel centro d'un bosco, illuminato da un sole abbagliante, foglie volano, uccellini canticchiano, un cervo sgambetta per i prati.
Conclude Friends ed è ancora la dimostrazione palese del suo talento sia come cantante, sia come compositrice. Archi taglienti, un piano mai domo, chitarra eterea, parole sofferte, lacrime represse. Tanto, tanto amore.
Tra poco esce il suo nuovo disco e sarà come al solito un divertimento senza tregua:

Love Cook (Avex Trax, 2005)
Questa la tracklist:
1. 5:09am
2. Hane ari Tamago
3. Biidama
4. SMILY
5. U-Boat
6. Neko ni Fuusen
7. Cherish
8. Ramen 3 Minute Cooking
9. Tokyo Midnight
10. Planetarium
11. Birthday Song
12. Love Music
Aspetto questo disco con ansia, da mesi.
Amate le sue canzoni, godete della sua voce, ammirate i suoi lineamenti.
Hitomi Yaida: "LOOK BACK AGAIN / OVER THE DISTANCE"
Che complesso che c'è in questo singolo.. Hitomi alla voce, Yaiko scrive i testi, Diamond Head in arrangiamento, Daishi Kataoka, Akira Murata alla composizione.
Look Back Again è gioiellino dalla perfezione chimica, particelle intrisecamente spumose lasciano al silenzio piccoli rumori preziosi, inestimabili.
Over The Distance lascia a bocca aperta con quel suo piglio zuccherino, il venticello di spensieratezza che emana, una carezza, un soffio, piccolo crepitio d'un fuoco che svanisce.
Le Vent Brulant non è altro che un bruscolino dai contorni sfavillanti, piccola gemma dai lati geometricamente perfetti, vocina infantile, accordi frizzanti, emozioni, parole, amore.
Hitomi Yaida
Volo d'un aquila cantante.
Salto chilometrico d'un esserino molleggiato.
Sferzanti raggi d'un sole malato e oscurato.
Esserino sorridente dai tratti e contorni celestiali.
Fantasioso quadro tinteggiato da un pittore felice ed innamorato.

Ammirare il suo sorriso è tanto bello quanto ascoltare i suoi dischi.
Mi permetto di selezionare i miei due preferiti in i-flancy e Candlize, rimandando qui per la discografia completa (*).

Candlize (TOCT, 2001)
Manifesto d'una fatina appartata. Lei tira fuori la testa dal suo nascondiglio e con ingenuità infantile lascia in eredità questa raccolta di canzoncine.
Candle è proprio un dolcetto al sapore di crema. Saporito manifatto dolciario adatto a bocche sopraffine.
Buzzystyle non lascia scampo, un continuo sfascarsi d'un ritmo pop appiccoso, semplicemente bello.
Look Back Again è una mistura d'un rock mutevole, anime elettroniche sottili, continui vocalizzi, in cui Hitomi sfoggia capacità d'interprete veramente invidiabili.
Not Still Over è fantasia allo stato puro. Borbottare d'un fiato scordato, percussioni in orgasmo, suoni aleatori. Poliedricità d'una bimba imbarazzata.
Over The Distance è un pop orchestrale, in cui s'uniscono archi mastodontici, acusticità orientali, ancora un cantato senza un difetto. Ascoltare per credere.
I'm Here Saying Nothing ha sentori vagamente gitani, con un chitarra (banjo?) precisa e pulita, ancora un ritmo percussionistico perfetto e perfettibile allo stesso tempo. Ritornelli lasciati li, per quelle persone che hanno la pazienza di darne importanza, adatti a persone da consolare, dopo una delusione indicibile.
Sora No Tsukurikata è bella da far male, un folk apocalittico con piccoli pulviscoli elettronici, quasi impercettibili.
Zeitaku na Sekai è un continuo progredire d'un pezzo in cui pause e un correre irrefrenabile s'alternano senza una linea di continuità, Teto Namida è il capolavoro del disco con quel piglio pop d'altri tempi, Life's Like a Love Song è una dolce ballata, in cui battiti scabrosi fanno da sottofondo a una piccola chitarra per una voce deliziosa.
Il tutto si chiude alla perfezione con Maze in cui, ancora, il suo gusto nel comporre canzoni terrene si palesa con evidenza.
Un'opera isolata e lasciata al suo destino. Recuperata da un pubblico esiguo, le persone più fortunate mai esistite.

I-flancy (TOCT, 2002)
Piacevole sprofondare in un mare di felicità, spumosità pop, orgie d'umori zuccherosi.
Svolazzare in cielo d'un aquilone coloratissimo, illuminato da un sole abbagliante, scosso da un vento leggermente movimentato, allietato da un mare di vocine infantili.
All'inizio del disco c'è già il manifesto della musica di Hitomi.
Creamed Potatoes è un perfetto pezzo pop/rock con intromissioni d'una voce impazzita, urla stramazzate d'una ragazza impazzita. Orgia di parole sconclusionate, spasmi chitarristici. Inglese, giapponese, il tutto confezionato alla perfezione.
Mikansei No Melody è ancora dolce scorrere d'un gioiellino dal sapore di sakè. Synth ricama sinuosi intrecci melodici, una batteria detta un tempo stabile, la sua voce dipinge trame vocali d'angelica provenienza. Attimi di pausa in cui scorrono intrecci elettronici, strimpellare d'una chitarra, sciabordare d'una percussione lontana.
Andante è ancora una robusta struttura prettamente rock a comporre l'atmosfera. Non c'è tregua per un solo attimo. Il suo timbro vocale non ha un momento di pausa e continua a propinarci parole, docili animaletti adatti a inserirsi negli interstizi della nostra mente. Un continuo, scintillante, ripetersi d'un accordo di chitarra, ed è puro pathos.
Ring My Bell placa gli animi con un andamento più pacato, in cui le capacità compositive ed interpretative di Hitomi vengono fuori tutte. Qua c'è dentro, in 4 minuti e mezzo, c'è un pezzo in cui la stessa essenza della forma canzone viene riproposta con gusto e sapienza. Quei 4 accordi giusti, quel ritornello di splendente compiutezza, quella tastiera che trasmette emozioni e un sorriso paranoico.
Niji Drive è una ninna-nanna per tarde sere alla periferia di Tokyo in cui il sole tramonta e la stanchezza si fa presente. Piccoli accordi s'incastrano, etereo proseguire d'un corpo libero, paroline decantate con pacata dolcezza.
Change Your Mind è un mutevole strascicarsi d'una canzone dilungata per sua natura. Un piccolo piano propina piccole note per piccoli esserini.
Ancora non si puo' dire niente di male di Dizzy Love, con quel andamento ossessionante, cadere in un dirupo infinito e lasciarsi trasportare dalle note, senza resistere.
Aitai Hito è un orgia di piatti sbattuti, piccole corde pizzicate, percussioni percosse, un'unica celestiale voce lascia con i cuoricini al posto degli occhi, un battito irregolare e tanta felicità in corpo.
Attraverso la marcia, con stuzzicanti linee elettroniche, di I Can Fly, fino alla penultima, toccante e silenziosa, I Really Want To Understand You.
Ashita Kara No Tegami è ancora un dolce bozzettino in cui confluiscono tentazioni elettroniche, un anima sfacciatamente orientale, sinusoidali linee d'un piano possente. Improvvise accellerazioni fanno sobbalzare la pressione corporea.
Forse avrò evangelizzato, come m'avete accusato in quel famoso thread su Maaya, ma non posso che scrivere tutto cio' riguardo questi dischi. Sono il mio cuore e le mie giornate, i miei attimi intimi e la mia felicità.
Spero per voi possano rappresentare qualcosa queste semplici, stupende, canzoni. Si, soltanto questo.
(*) Sia Air/Cook/Sky che Daiya-monde sono due album d'ottima fattura, peraltro, non paragonabili agli altri due descritti.
Ascolti della settimana:
Jappo-Week
Seiichi Yamamoto: "Nu Frequency" (7)
Towa Tei: "Flash" (6)
Shazna: "1993 - 2000" (7)
Sawako: "Nin" (8)
Sawako: "Your Gray" (7)
Maki Nomiya: "Dress Code" (7)
Yoko Nagayama: s/t (7)
Haruomi Hosomo: "Mix Form" (
/10)
Hitomi Yaida: "Mawaru Sora" (7)
Hitomi Yaida: "Monochrome Letter" (6,5)
Hitomi Yaida: "Hitori Jenga" (
/10)
Diamond Head featuring Hitomi Yaida: "Look Back Again / Over The Distance (7)
Utah Kawasaki: "Utah.Mod.Radi" (9/10)
Aki Tsuyuko: "Tsuki to Nagai Yoru" (7)
Aki Tsuyuko: "Ongakushitsu" (8)
Kahimi Karie : "Montage" (amore/10)
Kahimi Karie : "Nana" (amore/10)
Kahimi Karie: "My Suitor" (7)
Kahimi Karie : "K. K. Works 1998-2000" (wide ti amo/10)
Toshiyuki Kobayashi: "Drawing Speed, Coloring Time" (7,5)
Maaya Sakamoto: "Shonen Alice" (7)
Shizukusa Yumiko: "Kokoro wa Itsumo Rainbow Color (Japan Version)" (
/10)
Shizukusa Yumiko: "Control Your touch (Japan Version)" (7)
Mono: "Walking Cloud And Deep Red Sky, Flag Fluttered And The Sun Shined" (8)
Mono & World's End Girlfriend: "Pamless Praye / Misse Murder Refrain" (7)
Mono: "One Step More And You Die" (7)
Il resto:
Ms. John Soda: "No P. Or D." (7,5)
Neotropic: "White Rabbits" (7)
Neotropic: "Mr. Brubaker's Strawberry Alarm Clock" (6,5)
Neotropic: "15 Levels Of Magnification" (7)
Mikael Stravostrand: "Formula" (7)
Mikael Stravostrand: "Reduce" (6)
Cordell Klier: "Apparitions" (4)
Kinetix: "White Rooms" (8)
eM: "Outward" (7)
I miei dischi Jappo preferiti:
Pop (*)
Maaya Sakamoto: "Nikopachi"
Akiko Yano: "Piano Nightly Sessions"
Ayumi Hamasaki: "A Song For XX"
Utada Hikaru: "First Love"
Mai Kuraki: "If I Believe"
Hitomi Yaida: "i-flancy"
Akino Arai: "Furu Platina"
Kahimi Karie: "k.k.k.k.k"
Nami Tamaki: "Make Progress"
Yumiko Shizukusa: "Hana Kagari (Japan Version)"
Namie Amuro: "181920"
Akemi Misawa: "Shima No Blues"
Miyuki Nakajima: "Watashi No Koe Ga Kikoemasuka"
(Piango a dover escludere dei dischi rispetto ad altri ma altrimenti ne metterei 200...)
Elettronica e Avant
Piana: "Snow Bird"
Aoki Takamasa: " Indigo Rose"
Aoki Takamsa: "Simply Funk"
Tujiko Noriko: "From Tokyo To Niagara"
Kazumasa Hashimoto: "Epitaph"
Ikue Mori: "One Hundred Aspects Of The Moon"
Fourcolor aka Keiichi Sugimoto: "Water Mirror"
Nobukazu Takemura: "Scope"
Tokyo Lab: QUALSIASI COSA
Yuichiro Fujimoto: "Komorebi"
Takagi Masakatsu: "Eating #2"
Yoshihiro Hanno :"Lido"
Susumu Yokota: "Grinning Cat"
Susumu Yokota:"1999"
Mitchell Akiyama: "Small Explosions That Are Yours To Keep"
Nao Tokui: "Mind The Gap"
Aki Onda: "Precious Moments"
Toshiya Tsunoda: "O Respirar Da Paisagem"
Montage: "Anthropologie"
Hoahio: "Peek-Ara-Boo"
John Tejada & Arian Leviste: "Fairfax Sake"
*Per pop intendo il termine nell'accezione più larga.