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venerdì, 30 dicembre 2005

Ossessioni della settimana:



midaircondo: "Shopping for Images" (Type, 2005)

Pop screziato e delicato, piccoli disturbi digitali, strumenti acustici cristallini e amatoriali.
Sono le mie fatine preferite. Cool
Grazie Type.

(7,5)

Laub: "Filesharing" (8)

Ne parlo nella recensione pubblicata oggi stesso.



Kettel: "Through Friendly Waters" (Sending Orbs, 2005)

Apre l'etichetta Sending Orbs con un disco che è un sfizio.
Sinuose onde elettrostatiche, scatti ritmici, paesaggi sonori di sconfinata bellezza.

(7,5)

Conferme:



Jan Jelinek: "Kosmischer Pitch" (~scape, 2005)

Io amo quest'uomo, non c'è proprio altro da dire.
Questo disco è la conferma del genio di Jan, con la sua click-house d'alta scuola, cesella ritmi morbosi, vibrazioni spaziali, metallico sciabordio d'una fabbrica lontana.

(8)



Thomas Brinkmann: "Lucky Hands" (Max Ernst, 2005)

Thomas e la sua dub-techno.
Il resto non conta.

(7,5)

Disco Jappo della settimana:



Ayumi Hamasaki: "(miss)understood" (2005)

Ayumi, questa non dovevi farmela. Cazzo.

(4,5)

Disco TECHNOlogico della settimana:



Il (mio) mondo non potrebbe esistere senza.

Stacey Pullen - DJ Kicks (K7, 1996)

(9)

Sorpresa della settimana:



Miroque: "Siro Cocoon" (7)
Miroque: "Mimi Koto" (6,5)
Miroque: "Botanical Sunset" (8)
Cassiopia: "Blue Bird Tone" (7)

La 360° spacca proprio.
Toy-tronica, glitch, sensibilità giocattolosa, sperimentalismi, colori sfocati, animi offuscati. Una (quasi) esordiente ricopre le mei giornate fredde di calorosi suoni amatoriali, quasi scherzosi.
Grazie a David di microsuoni.com che m'ha consigliato quest'artista.

Canzone della settimana:

Crystal Kay: "Make You Mine"

Se facciamo il conto credo che siamo sulle 50 60 volte. Cool

Postato da: tmtd a 20:21 | link | commenti |



Laub: "Filesharing" (Kitty-Yo, 2002)





I due loschi figuri sono Von Jotka e Antye Greie-Fuchs.
E chi sarà un po' mai, se non AGF? Questa ragazza ha una media qualititativa impressionante, anche alla luce dei suoi recenti progetti (The Dolls, AGF/Delay, The Lappetites, ecc).
Il disco in questione è uno stanco procedere della voce di Antye, ombrosa e scura quanto un quadro raffigurante la notte, una notte assassina.
Un cantato tedesco duro e schietto, preciso, completamente inserito nel contesto dei suoni per lei creati.
Scomposizioni pop per cuoricini malati, sciabordio metallico d'una macchina mal programmata, lotte interiori che s'esternano con potenza inaudita.
Il volo immaginifico di quel corpo chiamato forma canzone nel paradiso dell'elettronica, tra montagne altissime e ostacoli dolorosi.
Mofa è una poesia recitata con distacco dalla Nostra, i patterns che le scorrono intorno, sono avvolgenti, disturbanti, onirici. Un battito piccolo e prezioso detta un tempo minimale, sdruciture digitali disorientano, parole veleggiano un cielo dai colori orrorifici.
Temporaries è pura perfezione minimal-techno. Tra grooves deterioranti, note di piano martoriate, voci scomposte (da cui, poi, Antye, proseguirà il discorso nei suoi dischi solisti), pause e ripartenze, stop&go, strappi e ricuciture. Fiaba e incubo. Novella e tormento.
Wurtspur è il connubio tra due spiriti differenti, uno angelico e l'altro luciferino. Sfrigolio, in sottofondo, ricama disegni pazzoidi, disturbando un'atmosfera all'apparenza pacifica. La voce è pura emozione, tra frasi emanate con il cuore in mano, il ritornello che è messo lì apposta per lasciarci riscaldati, destrutturazioni che sono sporcizia decorata.
Neulich è un oblio di bleeps, note misteriose si presentano con timidezza, contrappunti di provenienza sconosciuta, un motore interstellare macina rumore come se fosse una fabbrica comandata a produrlo. La lirica è esposta, il corpo si immobilizza, vocine sono frustate, uccise, sovrapposte.
Reichlicher è più sbarazzina, tra una IDM ambientosa e un'estetica perfettamente calibrata tra sperimentazione e gusto tutto berlinese.
Tastiere sono dilungate fino all'inverosimile (ri)creando un'atmosfera onirica e sognante.
Getriebe anticipa leggermente le sperimentazioni più recenti dell'artista in esame. Parole non cantate, ma semplicemente parlate, si scontrano senza dolore con i muri di suoni, gli stomp sotterranei e i vari smembramenti. Il finale è un capolavoro, tra organi digitali, sporcizie variegate e un tripudio di sibilio luccicante. Dolore e piacere. Distruzione e compiutezza.
Morgen è una storiella per un gruppo di robot neonati, innamorati delle stranezze terrestri, Fadenseiden è il manifesto del disco, tra schianti digitali, tonfi meccanizzati e un un suono che ciclicamente spumeggia e ruota. Antye continua ad evidenziare l'amore per l'antitesi voce parlata-sconnessioni strumentali.
Conclude Unbeholfen, arricchendo la varietà del disco, aggiungendo piccoli particolari, quelli che contano.
Recuperare questo disco è un DOVERE.

Postato da: tmtd a 14:49 | link | commenti |



Un Tram che Si Chiama Desiderio

Finalmente ho visto questo film.
Non sapevo cosa significava per me, prima di vederlo, l'ho scoperto soltanto ai titoli di coda.
L'interpretazione di Marlon Brando è un qualcosa di emozionante, tra scatti d'ira e momenti di pura dolcezza, urla isteriche e sguardo da duro, un uomo che sa mettere paura. Interpreta la parte del marito di Stella, rappresenta un polacco-americano, di nome Kowalski.
Le due donne che gli girano attorno sono soltanto piccole statuine, sono strumenti su cui ruota tutto il film.
La moglie (la signora Kowalski), interpretata da Kim Hunter, è una donna labile, molto influenzata dal marito deciso e possente. Combattuta dall'amore per il suo compagno e l'affetto per la sorella, vive tutta la storia tra abbracci desiderati, sorrisi smorzati e un pianto continuo, anche se non visibile, per le sorti dell'individuo di cui da tanto non aveva notizie.
La figura chiave del film, Blanche, la cui parte è stata affidata a una straordinaria Vivien Leigh, è un circo ambulante. Un viso sorridente quando le conviene, una mente meschina e fredda quando le fa più comodo, un cuore freddo quanto un assassino pronto all'omicidio. Vive d'apparenza, ricordi, menzogne e atteggiamenti poliedrici. I suoi monologhi in chiave poetica sono da ricordare, con un doppiaggio in italiano degno di nota.
La pazzoide-schizzofrenica sorella piomba nella casa della coppia, tra false affermazioni, comportamenti alienanti, aria da finta-ricca. La dimora di famiglia figurata come venduta per debiti finanziari, è stata soltanto gettata al vento per la vanità, consumata in vestiti, gioielli, profumi, stupidaggini d'una donna fallita.
Le bugie della ospite sono un malore per l'uomo, abituato a tenere in mano la situazione, reagisce come un fulmine schizza al terreno, come la luce abbaglia il cielo, durante una tempesta impetuosa.
La burattinaia in pensione cerca, con un colpo di coda, nella sua vita, ad ingannare l'ennesimo fantoccio, ma non ci riesce per un niente.
Stanley ricerca la verità e la smaschera (agli occhi sia della moglie che del malcapitato amico innamorato), mostrando la sua brutalità nascosta da comportamenti fini, parole poetiche e un visino falsamente giovane.
La donna, finirà in una completa pazzia, scortata via, tra le varie rimostranze di compiacenza/dolore.
Il film è fatto di dialoghi di bellezza immaginifica, espressioni sfuggenti e rabbia ferrea. Un tripudio di immagini crude e significative come non mai.
Correva il 1951 e fu girato una tale pellicola.
Per fortuna sono arrivato in tempo, seppur in ritardo.

Postato da: tmtd a 10:30 | link | commenti |

giovedì, 29 dicembre 2005



Manitoba: "Start Breaking My Heart" (Leaf, 2001)

Spezzettamenti digitali e breaks che spuntano, scappano, sfuggono.
Batteria elettronica amatoriale con quel suono sporco e metallico, povero e preciso.
Intrecci di tastiere sognanti, sfrigolio digitale che sa di glitch, percussioni vere e smembrate. Voci sfregiate, martoriate, processate, fino alla loro snaturalizzazione. Un animo fantasioso ricama i suoi patterns giocosi, assassina il silenzio con coltellate soffici.
Dundas, Ontario è tripudio di acusticità unite a un oblio di sporcizia, battito meccanico, ondeggiante svolazzare di note d'una tastiera rilassata.
People Eating Fruit è pura perfezione, IDM tra deformazioni di strumenti veri, voci loop-ate, ciclico ripetersi di contrappunti meticolosi, immondizia sonora d'ogni sorta.
Mammals Vs Reptiles è pura pazzia d'un'artista mai domo. Accenni di break-beat, dance trasfigurata, ballo per animi inquieti e schizofrenici.
Brandon si basa su un suono di rullante campionato (suonato?) etereo scintillare di synth spumosi, stelle luccicanti schizzano nel cielo, traversando migliaia di chilometri.
Tra i percorsi minimali d'una marcetta come Children Play Well Togheter, la ninna-nanna per bimbi robotici e allucinati di Lemon Yopghurt, una drum'n'bass sommessa (e atipica) si intreccia con una chitarra post-rock, creando l'ammaliante risultato di James' Second Haircut.
Schedules and Fares è una canzone danzante, tra le roccie d'un pianeta solcato da mari infiniti, una luna luminosa, e piccoli resti d'uno scontro tra meteoriti. Synth frizzano, percussioni battono ossessionanti, un contrabbasso (?) viene reso irriconoscibile, dopo trattamenti inconfessabili.
Paul's Birthday è genialità compositiva. Archi, jazz urbano, accordi scabrosi, rumorismi deliziosamente penetranti. Mistura mai così sapiente e mai così estetizzante.
Happy Ending è piccola e carina. Xilofoni splendono felici, microscopici battiti si fanno sempre più presenti, un sibilo lungo un'infinità ricopre lo spazio sonoro con prepotenza attutita.
Nella ristampa presente in mercato vengono aggiunte, in coda, il remix dell'iniziale Dundas, Ontario e la finale Tits and Ass (?!), un cervellotico alternarsi di ritmi asfissianti e pause piene di pathos.
Attimi da custodire gelosamente, da riproporre in quelle giornate in cui s'ha bisogno di quei suoni insoliti, puntigliosi, avvolgenti.

Postato da: tmtd a 19:02 | link | commenti (2) |

mercoledì, 28 dicembre 2005



Kevin Sauderson - Faces & Phases

Il Nostro è rimasto sempre fuori dai riflettori. Ha forgiato la dance-tutta con i suoi vari progetti. Progenitore del detroit-sound insieme ad altri due mostri come Juan Atkins e Derrick May. Questa compilation racchiude tutto ciò che di meglio ha fatto nella sua storia. Mette paura la qualità di ogni singolo pezzo. Techno-funk, sciabordate assassine, battute basse, suoni acidissimi. Da riscoprire. Assolutamente.

Postato da: tmtd a 00:49 | link | commenti |

QUICKSPACE

Figli del shoegazing, del dream-pop e via dicendo questa formazione ha forgiato nella sua carriera una formula personale del genere. Fondendo tendenze space e ambient sono riusciti nel far scaturire dalla loro musica un suono nuovo.

Da sentire assolutamente tutti e tre i loro album:



Quickspace: s/t (Slash, 1997)



Quickspace: "Precious Falling" (Kitty Kitty, 1998)



Quickspace: "Death Of Quickspace" (Matador, 2000)

Postato da: tmtd a 00:48 | link | commenti |



Xmal Deutschland: "Tocsin" (Nesak, 1984)

Un ibrido tra il 4AD-sound, quel tocco dark alla Siouxsie & the Banshees, Joy Division, Bauhaus e un sapore new wave tutto personale.
Solchi di tenebrosa intensità, sapori oscuri, nebbie suolfuree.
Per gli amanti della new-wave darkettona è obbligatorio.

Postato da: tmtd a 00:46 | link | commenti |



AGF: "Westernization Completed" (AGF Production, 2004)

La scomposizione definitiva del pop. L'anima della canzone riprocessata da una macchina. L'algida figura di una ragazza che canta davanti a un pc.
Canzoni monche, spezzate, laceranti. Ondate di beats, stritolamenti, fruscii, glitch.
Quasi da subito questo disco è stato segnalato come il punto di non ritorno dell'elettronica out-pop (come viene definita dal SIB). Se nel primo disco (Head Slash Bauch) la Nostra si cimentava in un disco di puro glitch, quà viene fuori l'anima pop. La convizione che la forma canzone possa (deve) essere contaminata da trattamenti diversi. Campionamenti tra i più svariati, voce disturbata, poesie notturne, nascoste, celate. Si processano svariati strumenti il cui amalgama in alcuni casi sfiora la pura perfezione (il sax di LeavingWITHhope, suoni acustici in PipeDREAMvoices).
Il cammino prosegue con Language Is Most (del 2004) e Explode (2005) assieme a Vladislav Delay. Dischi apprezzabili. Senz'altro. Ma mai paragonabili a un capolavoro simile. Un disco da amare e riscoprire senza ripensamenti.

Postato da: tmtd a 00:44 | link | commenti |

Stacey Pullen



Silent Phase - The Theory Of (Transmat/R&S, 1995)

Il minimalismo techno. Battiti sotterranei. Detroit alla sua massima capacità espressiva. Stacey Pullen un nome, stampato nella storia dell'elettronica. Un uomo capace, con pochi dischi, di rivoluzionare una corrente intera.
Melodie ariose, distese ma nel contempo morbose, lancinanti. Pezzi come Body Rock, Air Puzzle, Psychotic Funk trasudano tensione, ritmo, cattiveria.
Un disco che rimarrà per i "pochi", quasi mai citato nelle summe del genere e sempre snobbato dagli specialisti del settore. Nelle note ringrazia per l'ispirazione: Derrick May, Carl Craig e Laurent Garnier. Il suo pezzo di storia l'ha scritto pure lui. Da riscoprire, amare e rivalutare.
Sempre dello stesso autore consiglio questo:



Stacey Pullen - DJ Kicks (K7, 1996)

Una tracklist da paura, sotto le mani del Nostro. Il risultato è scontato: l'apocalisse.

Postato da: tmtd a 00:43 | link | commenti |



45 Grave - Sleep On Safety

Come fondere il classico spirito punk con il dark più puro. Suoni oscuri, laceranti. Uno spirito rock mai dichiarato. Anima gotica. La voce di un angelo trapiantato nell'inferno. Un angelo femmina. Una femmina maledetta. Tintillii di chitarra, battiti infernali, rigurgiti maledetti, organi chiesastici. Pezzi come Processions, Phanthoms, Bad Love sono un viaggio di sola andata per l'inferno.
Mai così vicini a Christian Death e Banshees, mai così dimenticati e accantonati dalla critica. Meritivano di più. Un disco che rifugge dagli standard e (ri)crea un suono a se stante. Un suono per le anime sperdute che cercano la redenzione (o la maledizione).
Obbligatorio.

Postato da: tmtd a 00:42 | link | commenti |