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poco tempo, perciò listina:
This Mortal Coil: "Blood" (8)
Oceanographer: "Twenty String EP" (7)
Kobukuro: "Kokonishika Sakanai Hana" (7)
Sylvie Marks & Hal 9000: "Krazeee"
YeLLOW Generation: "Carpe Diem"
Tool: "10,000 Days" (7)
Thirteen Senses: "The Invitation"
Margareth Kammerer: "To Be An Animal Of Real Flesh" (8)
Cassandra Complex: "The War Against Sleep" (7)
The Rapture: "Mirror" (7)
The Mae Shi: "Heartbeeps EP" (6)
Pram: "Iron Lung" (7)
Mandarin: "Fast>Future>Present" (7)
Mandarin: "Driftline" (7)
Ovo: "Miastenia" (5-)
Nedelle: "From The Lion's Mouth" (7-)
Kofta: "Balmacaan" (7)
Kelley Polar: "Love Songs Of The Hanging Gardens" (7,5)
Kari Rueslatten: "Pilot" (6,5)
Hitomi Shimatani: "Delicious! The Best Of" (7)
Gus Gus: "Polydistortion" (7,5)
Guitar: "Tokyo" (
/10)
Gonzalez: "Solo Piano" (7)
Frank Bretschneider & Peter Duimelinks: "FFlux" (6,5)
Chihei Hatakeyama: "Minima Moralia" (7)
Hypnoskull: "Dark Skies Over Planet E." (6)
Henrik Rylander: "Traditional Arrangements Of Feedback" (4)
Miki Yui: "Silence Resounding" (8)
capitolo a parte per lei:
Sawako: "Nin+Nana" (
)
Sawako: "Hum" (8)
Sawako+: "Omnibus" (7-)
Sawako: "Yours Gray" (
)
Sawako: "Fishwish" (7)
riascoltare il suo esordio, "Yours Gray" è stato un qualcosa di emozionante. un flusso elettronico dolce e pungente, dolcemente sospeso in aria, con i colori che lo caratterizzano e il suo fare gentile, distaccato, sbarazzino. un sogno immaginifico che ti trasporta sulle stelle.
la sua nuova uscita "Nin+Nana" è un trilione di
più una buona dose di
. Sawako ristampa le sue primissime composizioni con un package delicatissimo, autografato da lei! in questi due cd-r si nota tutta la primordiale dolcezza, i suoi acquarelli ambientali sono depurati da intromissioni noise e sembra di sentire una versione dilungata di un'altra artista giapponese dedita all'elettronica, Miroque.
e tutto scorre lentissimo e gelido, con Omnibus che ci mette paura con i suoi scatti improvvisi e un rumore poco gentile, Hum che zittisce ogni suono di disturbo, dipingendo un mondo immaginario, tratteggiato da una tonalità che impaurisce e un tratto deciso, forte, cattivo.
Margareth Kammerer: "To Be An Animal Of Real Flesh" (Charhizma, 2004)
torno ad ascoltare questa stella lucente dopo quasi un anno di astinenza.
lei è un'artista incredibile. ingiustamente sconosciuta.
riporto un'esauriente biografia:
Margareth Kammerer nasce nel 1966 in Alto Adige. Dal 1994 Vive e lavora a Berlino. Dal 1987 al 1993 frequenta i corsi al D.A.M.S (indirizzo musica) laureandosi con una tesi su “Lo sperimentalismo vocale di Demetrio Stratos”. Nel 1989 è co- fondatrice del “Laboratorio di Musica e Immagine” un ensemble di 14 musicisti, che tramite la composizione e improvvisazione collettiva sonorizzano film muti. Dal 1991-1993 studia canto con Michiko Hirayama.
Nel 1993 è co-fondatrice della band “in rosa” Fastilio e nel 1994 fa parte dell´Ensembles "Eva kant" a Bologna; l'ensemble esegue non soltanto proprie composizioni, ma anche composizione di Fred Frith e Butch Morris. Ha collaborato con Adeline Rosenstein and Leonid Soybelman (1997), con Michael Groß, Leonid Soybelman, Hanno Leichtmann, Joe Williamson, Nicholas Bussmann, Andrea Ermke ecc.(1998-1999).
Tra 1999 e il 2000 è cantante in The Theaterpiece "50 comas", about Antonin Artaud, al "Theatre de l'incendie", con la regia di Laurent Frechuret.
Nel 2001 collabora con Tone Avenstroup per la performance "bald legen sie los", prodotto dal “podevil” per il festival di teatro e performance "reich und berühmt"; sempre nel 2001 canta alla "schaubühne"/berlin nel pezzo "traum im herbst" di Jon Fosse con la regia di Wulf Twiehaus e la musica di Jörg Gollasch e compone un duo con il pianista australiano Chris Abrahams (“the necks”).
Nel 2002 canta in "Venusmond", un’opera di Burkhard Stangl e Oswald Egger; è autrice di una performance solista "Struppi und die prinzessin sezieren hamlet" al “Kunsternes Hus” di Oslo. Partecipa come attrice in "Orestea" con la regia di Jay Scheib, con Aleks Kolkowski e Marie Goyette al "Festival of Exiles". Nel 2003 lavora con Jay Scheib sull’ "Hamlet".
(per approfondire qua c'è una sua interessante intervista)
da questo si può evincere come il suo background sia di assoluta qualità.
tutti i suoi studi e/o collaborazioni la portano a quel disco capitale che è "To Be An Animal Of Real Flesh". sì, perchè questo disco è veramente importante.
l'improvvisazione che si ibrida con l'ascolto, un'anima classica che si fonde con la voglia di esplorare terreni inusuali e particolari, contraddittori e disturbanti.
si passa dalla composizione di chitarra volutamente scarna, al frangente elettronico scalpitante, un borbottio d'un fiato sfiancato, un sibilo noise saturante.
14 gemme sperimentali che vanno a fondo nel panorama musicale attuale, frutto anche della collaborazione in fase di produzione e/o mixing con personaggi dalle capacità indiscusse. Christof Kurzmann, Bernhard Fleischmann, Christoph Amann e Philip Jeck. insomma, non proprio i primi arrivati.
registrato quasi interamente in Italia, nel 2002, al Casteldebole.
As Your Nightly Dreams è un accordo di chitarra replicato con insistenza, senza cambi di tempo, il suo cantato è un ciclico ripetersi dei soliti fraseggi vocali, fra una parola glaciale e delle frasi sussurate con malizia. il tutto continua a perdurarsi per 5 minuti di pura atmosfera mistica, un'apparente calma ricopre la canzone, trasmettendo un qualcosa che pare tranquillità.
I Carry Your Heart With Me è volutamente disturbante e contradittoria. una chitarra innocente emana note concilianti e distese, in sottofondo, piano piano, la tromba di Axel Dörner entra in forte contrasto con il lato melodico del pezzo. un oblio di note che combattono senza esclusioni di colpi, fra un ritornello vagamente felice, un sibilo fiatistico, un urlo sommesso, piccoli tocchi di dolore acustico. la voce è un lamento doloroso. un pezzo che è un capolavoro.
tanto per rimanere a livelli altissimi, ci viene proposta Facing It.
questa volta interviene il tutto fare B. Fleischmann, remixando un pezzo di Margareth e rendendolo, come dire, alieno.
un beat elettronico oscuro e ossessionante fa da sfondo a un progressivo aumento del tempo di battuta, fra un piano melanconico che prende il sopravvento, un filo di elettronica ghiacciata, un noise tagliente quanto la lama più affilata. il tutto si sviluppa organicamente, mescolando cattiveria sonora con un ritmo sfregiato, una musica scomposta e sfasciata. le note del piano sono talmente belle che fanno male, ti entrano in testa e non ne escono più. il graduale avvinicinarsi della fine porta a un lentissimo sgretolarsi del ritmo, un silenzio che si approssima pacatamente.
registrata da Andi Moss e Mari Reijinders Somewhere I Have Never Travelled, è una perlina povera e malandata. una chitarra viene spremuta di tutta la sua espressività, probabilmente trattata per trarne un suono vagamente disturbato. la voce di Margareth è ancora un sogno ad occhi aperti, fra un frangente di malinconia velata e scampoli di felicità nascosta.
Se Open His Head, Baby (remix di Nicholas Bussmann) è una landa sonora scomposta e paurosa, l'originale Facing It, ripulita dalle convulsioni elettroniche, svela l'animo dolce e soave dell'autrice, gelando l'aria con accordi purissimi.
Il remix di Somewhere I Have Never Travelled da parte di Fred Frith è la scomposizione allo stato puro, sovrapponendo il dolce scorrerre della canzone originale con un beat elettronico scemo e pazzoide, fra un battito impazzito, stramberie acustiche e un andamento puramente casuale.
un certo Tatsuya Yoshida, componente di gente come i Ruins e i PainKiller, suona la batteria nell'incessante Willow... C'est Ce Que J'aime. una convulsione ritmica dopo l'altra si sommano una sopra l'altra, componendo un qualcosa di instabile e animato da un'anima impazzita. la batteria non sta mai ferma un attimo, la chitarra è ripetitiva fino allo sfinimento, gocciolando rumore ogni attimo in cui viene suonata.
poi arriva The Bright Stones.
prima nella versione remixata da Pihilip Jeck, poi l'originale.
il primo episodio di questa coppia è una scatola nera che ogni tanto luccica, sovente esplode con un rumore sordo, spesso e volentieri sembra una stella che scintilla veloce. profondamente digitale, ma proprio qui sta la sua bellezza. forse il remix più bello del lotto. ma sottolineo il forse.
come sempre, il pezzo originario è un bozzettino folk ammorbato da un'attitudine improvvisativa, con un afflato oscuro e sommesso. un pezzo essenziale e gracile, sempre sul punto di implodere, pronto a lasciar il posto al silenzio, ma sempre deciso a riprendersi con una corda pizzicata con stanchezza e una parola detta, in più.
Open His Head, Baby era stata precedentemente martoriata da Nicholas Bussmann ed ora riproposta in una versione scheletrica e asfissiante.
I Carry Your Heart With Me è trattata, questa volta, dal guru avant Christof Kurzmann. leggera e sognante, docilmente costruita su uno xilofono colorato e una voce posta su due piani diversi, creando uno straniante effetto "circolare". il groove elettronico è un battere profondo e lontanissimo che cesella un incedere cattivo e nero.
viene riproposta l'iniziale As Your Nightly Dreams, in una versione più ricca, aggiungendo il piano di Chris Abrahams. l'essenza è la stessa, ma il modo di svolgersi completamente diverso. più pienezza e meno essenzialità. una versione ugualmente bella per il valore intrinseco ma differente per l'approccio alla composizione.
e come non poteva spuntare dal niente il pazzoide O.Lamm in questa raccolta di remix? eccerto, eccolo.
Estimated Population Of Hell Circa 1976 (Old School Mix) non è altro che As Your Nightly Dreams, sovrastrata da una cascata di noise, glitch, scomposizione digitale, smembrando, cucendo, tagliando, distruggendo. rendendo il pezzo completamente irriconoscibile, se non per il rantolo vocale in sottofondo, completamente sovrastato dal marasma elettronico.
posso dire che è un capolavoro?
sì, sì. lo è proprio.
Dead Man (Jim Jarmusch)
me lo sono visto qualche sera fa.
che dire? un film toccante.
depp è magistrale, il suo modo di muoversi, di cambiare espressione davanti alle situazioni ed evolvere lo stato del personaggio sono stupefacenti.
un attore che, come evidenzia la sua poliedricità interpretativa, ha sempre sperimentato un modo diverso di recitare, senza rimanere statico ne compiacendosi per la sua bellezza.
esilaranti iggy pop e il meastoso signor dickinson, interpretato da quel grande attore che è Robert Mitchum.
colonna sonora da brivido. gli accordi di neil young sono atmosferici e taglienti. soltanto la sua chitarra serve per (ri)creare un ambiente fatto di paura velata e ironia che più nera non si può.
jarmusch è un grande regista e le sue idee sono al massimo della sua espressione, in questo film.
a partire dalla narrazione lenta e volutamente strascicata, fino agli attimi di stasi immaginifica.
un film bello da far male, ed anche se la consapevolezza non può venirmi in contro dopo nemmeno 16 ore che l'ho visto, credo di poterlo eleggere tra i miei preferiti in assoluto.

ho visto questo film ieri sera.
a me ha impressionato. veramente tanto.
non posso che quotare le inizialio parole di edo, visto che condivido quasi in toto quello che ha scritto.
partiamo dalla colonna sonora: incredibile.
aggiungo i Ride, oltre alla sfilzia sfiziosissima dei nomi citati all'inizio.
mysterious skin è un film crudo e cattivo.
un film che ti fa male. una pellicola che scava in profondità nell'animo di un adolescente segnato da eventi tragici.
immagini e sensazioni dolorose scorrono con impietosa lentenzza sullo schermo, senza precauzioni dello spettatore.
lo "stupro" del bimbo indifeso, i rapporti fugaci dell'adolescente sicuro di sè, la paura conseguente all'esperienza che s'avvicina alla morte.
dall'altra parte, un'insicurezza cronica, idee malsane sul passato, una grande voglia di scoprire la verità.
il tutto si unirà in un finale fra i più emozionali e pieni di senso degli ultimi anni di cinema. fra una musica che rimbomba ossessionante e un'immagine che sfuma gradualmente.
mysterious skin non è un film perfetto, anzi.
ma la sua essenza mi ha trasmesso così tanto, che questi difetti vanno in secondo piano, se non spariscono del tutto.

Kazumasa Hashimoto: "Gllia" (Noble Records, 2006)
Uno dei compositori fra i più interessanti e fantasiosi della scena giapponese, torna a deliziare i nostri sensi con un altro viaggio sonoro fatto di luce, colori ed immagini sgranate. Come non citare le sue due precedenti opere?
“Yupi” rappresenta un perfetto crocevia fra musica classica minimale e un’elettronica gentile e soffice. Episodi di pura inventiva sonora dimostrano come, già alla prima prova, il Nostro fosse in possesso di una sensibilità musicale fuori dal comune e perizia compositiva d’assoluto valore. La dolcezza del suo suono e l’approccio essenzialmente pacato scaturiscono con timida prepotenza, cesellando un sogno musicale dai tratti fini e vivaci.
Con “Epitaph” piccole variazioni s’introducono, arricchendo una formula che già di per sé era ricchissimia di spunti. Il piano come strumento singolo si fa più presente ed anche qualche scomposizione elettronica in più s’addiziona, senza disturbare. In alcuni frangenti si sente l’eco di una vera e propria musica glitch applicata a partiture classiche. Non certo un’innovazione straordinaria ma applicata con gusto ed estrosità bambinesca.
“Gllia” è un disco molto diverso dai suoi precedenti. E’ un bene dirlo subito per evitare equivoci. Un’opera molto più distesa, meno frammentaria e formata da “episodi”, più omogenea e orchestrale. Kazumasa si dev’essere accorto che aveva esaurito le cartuccie con le precedenti soluzioni stilistiche o semplicemente c’è stata un’evoluzione naturale e spontanea. La durata delle tracce all’incirca rimane la stessa, con l’alternanza fra pezzi dilungati e piccole suite di un minuto circa, per spezzare l’atmosfera o per impreziosirla, a seconda dei punti di vista.
Il principio è affidato a quel bozzetto tenero e amatoriale che è “Theme”, una voce introversa ci racconta una storiellina semplice semplice, il piano spruzza colori nell’aria con le sue note cristalline, un delizioso sottofondo brulicante è un tappetto accogliente come non mai.
“Mr. Gleam” è un (perfetto) incontro fra i Rachel’s più intimisti e i due Matmos amanti della musica elettronica scomposta (incontro nemmeno tanto fantastico, visto che i due gruppi hanno collaborato davvero). La composizione si basa su una serie di bleeps morbidi, una batteria suonata con un fare gentile, ancora una voce appartata decanta una poesia appena sussurrata, quasi con la paura di esporsi. Il tutto si dispiega con sorprendente naturalità, fra un cello che zittisce il silenzio, un ritmo claudicante, e una serie di pause intrise di vivacità sorniona.
“Monochrome Prome” è una visione onirica che si fa reale attraverso uno xilofono che tintinna luminoso, piccole note di tastiera ripetitive sono una piacevole ossessione, una voce (questa volta maschile) riferisce la sua fiaba robotica, con una mano sul cuore e la mente immersa fra le nuvole più bianche del cielo. Un’attitudine sognante ricopre tutto il pezzo, disegnando trame melodiche d’una finezza incontenibile.
“001[far]” è un piccolo siparietto per una chitarra che strimpella scomposta, un oblio di complessità strumentale, stille di elettronica gelida, un arco tagliente e un qualcosa di misterioso che cattura, nonostante nasconda la sua identità.
Se credete che il pop possa ancora essere contaminato, rimarrete piacevolmente impressionati da un gioiellino raffinato come “Ne connissons”, se non disorientati ma al contempo accarezzati dal frattelo gemello di “Theme”, “Ruinruin”.
La title-track trasuda passione, da ogni lato la si guardi, regalandoci una tenue atmosfera estatica, ancora note di chitarra dal fare educato, un piano saltella con un piede solo, lo xilofono disegna un cielo con l’arcobaleno ricco di sfumature mai uguali. Sul finale, un marasma orchestrale crea un qualcosa di unico e inestimabile, scampoli di un immaginario pianeta dove gli alberi sono sempre verdi e robusti, non ci sono mai nuvole nere e il sole splende riscaldando cuori dolenti.
Quadrettino finemente ricamato nella successiva “002[esbia]", abbellito da una percussione magica e un dondolare incontrollato di timbri evanescenti, una sorta di jazz mutante (?!) si presenta in “Milmils”, un rullante suonato per una marcetta primaverile, s’aggiunge un contrabbasso pulsante, decorando un dipinto rifinito nel più piccolo particolare.
Lasciar andare il cuore a “Drama” è semplice. Distendersi in un prato rigoglioso, quando il sole sta leggermente calando, farsi circondare dalle note, senza opporre resistenza, viaggiare con la mente per lidi immaginifici, socchiudere gli occhi, sognare che l’impossibile possa avvenire, veder scorrere i fotogrammi della propria vita. Ed il suo suono proliferà nel vostro essere, risanando ogni male, rigenerando un animo malandanto, soccorrendo un’anima sofferente.
La conclusione di questo peregrinare fra paradisi terreni e ambientazioni candide, spetta a una cascata di suoni che si inseguono a vicenda (“The happy days passed like a dream”), seguita poco dopo dalla sibilante “Curtainfall” che termina con un incedere fra l’amatoriale e il malinconico.
Consiglio vivamente questo disco a chi non sa dove riporre i propri dolori, facendosi cullare delicatamente, e agli altri, nonostante tutto, credo che il proprio cuore non potrà rimanere impassibile davanti a questa manciata di canzoni, fatte apposta per intenerire anche l’animo più terribile.
(7,5)
recensione di Alessandro Biancalana

Tsukiko Amano: "A Moon Child In The Sky"
dopo qualche mesetto che avevo lasciato da parte l'ultimo album di tsukiko, riprenderlo è stato una sensazione particolare.
un'artista che ho seguito fin dai suoi inizi. cioè il 2002. il primo album dal nome Mag & Lion.
questo disco che non prende d'impatto.
ricordo che i primi periodi dopo la sua uscita, non mi impressionò per alcuni suoni interrogativi e la voce leggermente più aggressiva rispetto al passato.
poi col tempo provai ad immergermi nelle trame più nascoste e fondermi completamente con questa manciata di canzoni. fu un tentativo mai così riuscito.
questo è j-rock fatto con il cuore. alcuni pezzi sono fra i più belli della scena rock femminile in Giappone. ultimamente solo Anna Tsuchiya e Mika Nakashima sono arrivate a questo livello. mettiamoci anche Asuca Hayashi che se lo merita.
L'intro della title-track è un piccolo acquarello dipinto con un accordo nascosto, rigurgiti rumorosi e un tastiera lontana.
quella tastiera che s'introduce all'arrivo di Devil Flamingo.
la voce di tsukiko è molto possente e pungente, qualità difficilmente ricercabili in un cantante giapponese. ultimamente, comunque, molte voci di questo tipo sono venute alla ribalta, con ottimi risultati.
la chitarra getta nell'aria accordi precisi e dilungati, la tastiera sopra citata è un rumore di sottofondo nemmeno tanto disturbante. le convulsioni della batteria cesellano un ritmo irresistibile. uno dei pezzi j-rock più belli degli ultimi anni. oh, sì sì.
Sulla stessa linea si assesta la successiva Joker Joe, stesso ritmo fatto di convulsioni ma con qualche apertura melodica in più, la voce è meno oscura e si lascia andare in frangenti dipinti di dolcezza velata.
Idea (A Moon Child mix) è un'altalena fatta di picchi e pause ottenebranti, Stone si permette intromissioni classiche d'emozionante valore, Hisui (A Moon Child type) è (forse) la canzone più lenta di Tsukiko, ma non atipica nè azzardata. semplicemente toccante. un piano suonato con leggiadria, la voce appena sussurrata, la chitarra si trasforma da coltello affilato a panno di seta delicatissimo.
1/2 (A Half) è un mantra j-dark-rock sorprendente. drumming incessante, ancora trasformazione nel modo di interpretare le canzoni, convulsioni chitarristiche, gocce di rumore piovono ovunque. il ritornello è bello come una mattina soleggiata e il vento leggero che smuove le foglie.
Koe è fatta con una fisarmonica distrutta che emana note ripetitive, archi sinuosi, una coppia di chitarre classiche e tanto amore. cori nerissimi urlano un dolore malcelato, timbri percussionistici come una marcetta spensierata, il giorno che si approssima a notte, l'irregolarità la fa da padrone. pure poliedrica la nostra tsukiko.
Se la pazzia compositiva di Satou Mizu lascia spiazzati, con i vocalizzi inusuali e un utilizzo ben calibrato dell'elettronica, Parade rivela un lato nascosto dell'autrice, proponendo una canzone lenta e gelida. lei e il suo piano. progressivamente un pugno di note orchestrali aggiungono pathos. il passaggio all'andamento incessante è una sorpresa inaspettata ma benvoluta.
Hakase to Kujaku è un giochino sbarazzino, un motivetto scemo e bambinesco, il finale Kakan è un simpatico esperimento gustosissimo per archi e manipolazione digitali.
verso metà maggio usciranno ben 5 singoli:
Karasu
Fukuro
Utakata
Fusen
Konoto
in seguito a una richiesta in privato ho stilato un piccolo quadro degli artisti/dischi d'elettronica jappo ritenuti da me importanti.
non ho assolutamente pretese d'essere completo nè completamente corretto, ciò che scrivo è frutto solamente del mio personale gusto.
allora, ci sono due compile che riassumono il suono glitch-clip-and-clappe-techno di marca jappo. c'è proprio una linea distintiva rispetto all'elettronica europea (Berlino su tutti) e americana (ovviamente Detroit).
AA. VV. : "Forma. 1.02" (Progressive Form, 2002)
qua ci sono tutti teppisti jappo.
è fondamentale proprio.
la versione 2.03 della stessa compila è un'altra carrellata di pari livello.
AA.VV : "Mix Form" (Progressive Form, 2006)
anche qui è l'apocalisse.
aoki glitcha fino allo sfinimento, nao tokui spezza e ricompone e gentaglia meno conosciuta come 30506, Process e Eater fanno un figurone.
ecco, queste due compile sono un ottimo inizio.
l'etichetta di riferimento è la Progressive Form.
promuove tutti artisti jappo e lì dentro trovi praticamente ciò che va saputo.
tra i tanti consiglio assolutamente Ryochi Kurokawa. il suo Copynature è un capolavoro.
Nao Takui è un altro niente male ed ha fatto dischi d'assoluto valore come Mind The Gap e i 12" The First Train e Op.Disc 002.
piccole mine vaganti sono Yasuyuki Tsuchiya e 30506, a cui facevo riferimento prima. il loro split 12" 30506 vs. Sounguarehouse è un sfizio fatto di battiti alienodi e alienanti che ti sbattono al muro.
Yoshihiro Hanno..
lui è tra i più grandi, assolutamente. Si fa chiamare radiQ spesse volte.
ha una discografia sterminata, se non impossibile da seguire tutta.
io ne ho ascoltata una buona parte e divido i dischi in base ai tre moniker.
a suo nome Music On Canvas #0 Esquisse 1996. Liquid Glass e Portrait Of A Poet. 3 dischi molto diversi fra loro ma molto significativi. un oblio di suoni che ti fanno sembrare scura anche la giornata più soleggiata del mondo.
Multiphonic Ensemble.
Cirque, King Of May da avere senza ripensamenti.
riguardo radiQ, direi che Graffiti & Rude Boy sia il migliore.
Ogurusu Nohiride è un altro di quelli che non andrebbero tralasciati se si vuole capire un po' come progredisce il suono elettronico jappo.
a cuore potrei dire d'ascoltare tutto ma un minimo di selezione ci vuole ed allora consiglio humour("study" and "I") e Modern.
capitolo ATAK000.
quartiere Shibuya. Tokyo. Glitch-techno.
partendo da Atak000 di Keiichiro Shibuya dell'anno scorso senza lasciar da parte il sodalizio fra lui e Yuji Takahashi con il loro omonimo. c'è anche il disco omonimo degli Slipped Disk che rimbomba spesso nelle mie orecchie.
il già citato spesse volte Keiichi Sugimoto è un ambient dronata e molto atmosferica, con il suo modo di intendere il ritmo. anche qui siamo davanti a un'artista iper-prolifico, attivo con diversi moniker, tra cui: FilFla, Fourcolor e Fonica.
sorprendentemente la qualità è sempre a ottimi livelli.
Ripple di Fonica sono piccole stille di elettronica quando rumorosa quando minimale, Frame di FilFla è un'apocalisse di timbri.
Anche Riow Arai s'è ritagliato uno spazio niente male, con il suo approccio distaccato e quasi assente.
dischi come Device People, Mind Edit Syndicate e Again (sotto il moniker Ryo Arai) sono un'espressione funzionalissima di quanto questi giapponesi siano capaci.
ah, cosa importantissima. lui ha fatto un disco anche con Tujiko Noriko. si chiama J ed è, come ovvio, bellissimo.
Un altro artista fiume è Fumiya Tanaka.
il numero di dischi, remix, collaborazioni, pubblicato da questo ragazzino è impressionante.
rilascia dischi sotto i seguenti nomi: Hoodrum, Last Front, Speaker, Total Decay, Individual Orchestra, Karafuto.
rendetevi minimamente conto cosa significa stare dietro a un forsennato così. un pò il takashi miike dell'elettronica jappo..
il suo suono è molto più "techno" rispetto alle derive glitch, drum'n'bass, avant presenti negli artisti precedenti, ma l'attitudine alla sperimentazione non smette d'essere presente.
per quello che ho ascoltato, posso consigliare l'incedere vorticoso di Unknown Possibility Vol. 2 sotto suo nome, Individual Orchestra sotto Karafuto e Untitled EP con il moniker Speaker, insieme a Akio Yamamoto.
mi fermo tirando l'amo per alcuni artisti come: Taeji Sawai, Kan Daisuke e S.W.O.
eppoi qualche disco vagante che mi piace segnalare, piccoli gioielli che splendono, solitari fra il marasma discografico.
Yamaoka: "Hokkaido Loops 1" (U-Cover)
Yamaoka are a Japanese act formed by Yoshinori Yamazaki and Kenichi Oka. Since 1991 they have been very active and have several releases out in Europe and Japan. Most of them are mainly hard driven techno but for the U-cover CDr label they have especially created tracks with a more atmospheric sound. Living in the high north of Japan, Hokkaido who is the second largest of Japan's four main islands, where the winters are long and very cold and nature is pure and impressive they are devote to their music. Creating loop based tracks in a very skilled and unique way they will continue to build up their already massive discography. Hokkaido Loops 1 is the first of more to come soon.
Waki: "Music For Waki People" (Databloem)
Delicate techno grooves from Japanese master Wakisaka Akifuma. Many of you may know his most excellent earlier release "Music for Lazy People." Wakisaka Akifuma (Japan). Born in 1967. Started making electronic music at the age of 15. Studied Music Aesthetics at KYOTO UNIV. Founded a label "loveburger" in 1995 and has released 6 CDs from it. Released a CD + a vinyl from a German label TRAUM (KOMPAKT). Joined some compilations world-wide.
"my name is waki. a japanese techno-minimal-ambient...whatever kind of musician. i live in tokyo. tokyo is a hell. a hell needs a heaven. i looked for a heaven. and i found music. i found morris ravel. i found kraftwerk. i found james brown. i found joan gilberto. i found j.s. bach. and i met lots of great musicians. ... sometimes music is really great. i hope my music is nice for you as well."
Toshiyuki Kobayashi: "Drawing Speed, Coloring Time" (Lucky Kitchen)
AA. VV. : "Palm Graphics - Pray For My Grandma" (Beams Records, 2001)
qua c'è un pò di gente nuova come: Koji Takao, Kazuya Kotani e Soul Bunch.
AA. VV. : "Calm Presents Conception For The Street Noise Scene 3" (KSR, 2002)
Ossessioni della settimana
Tilly and the Wall: "Wild Like Children" (7,5)
Tilly and the Wall: "Woo!" (7)
questa è musica primaverile!!
"wild like children" mi mette un'allegria impressionante, con il suo pop sbarazzino e frizzante.
canzoni semplici ed emozionanti come solo la Moshi Moshi ci sa regalare. tutto il disco è pervaso da un piglio scanzonato, senza derive sperimentali nè fronzoli di qualsiasi tipo.
canzonice essenziali per un sole che finalmente esce in tutto il suo splendore.
destroyalldreamers: "A Coeur Leger Sommeil Sanglant" (7)
destroyalldreamers: "Glare/Halo EP" (7)
destroyalldreamers: "Demo EP" (6,5)
AA. VV. : "Je L'ai Fait Pour Toi" (7,5)
i destroyalldreamers sono un ottimo gruppo di post-rock proveniente da Montreal e la loro etichetta è la Where Are My Records, di cui ho ascoltato una compilation.
il loro approccio al genere è molto orchestrale, dilatato e quasi slow-core da tanto l'andamento si fa spesso claudicante e malandato.
"a coeur.." è uno dei miei album preferiti del genere, per i suoni particolari al suo interno, per il suo piglio malinconico, per gli attimi di pura estasi strumentale.
date un occhi al catologo di questa etichetta, ci sono gioiellini rimasti per troppo tempo ingiustamente nascosti.
Sybarite: "Musicforafilm" (7)
Sybarite: "Placement Issues" (8)
Sybarite: "Nonument" (6,5)
Sybarite: "Scene Of The Crime EP" (7)
un altro artista lasciato a se stesso, ovviamente scoperto da quell'etichetta madornale che è la Temporary Residence Limited.
acustica deviata, IDM, glitch, pattern vocali smembrati, piccoli rigoli di ritmo martoriato, canzoni per uno spazio glaciale.
una chitarra è spappolata fino allo sfinimento, traendone un suono tutt'altro che conciliante, un battito di drum-machine assomiglia a un timbro robotico.
placement issues è un capolavoro. per il suo modo di prendere in mano una manciata di generi e tirarne fuori un lavoro coeso, magico, ritmico, mai noioso.
Artisti Jappo
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Ken Ishii: "Flatspin" (7)
Ken Ishii: "Future In Light" (8)
Ken Ishii: "Green Time" (6,5)
Ken Ishii: "Innerelement" (7)
Ken Ishii: "Interpretaton" (6-)
Ken Ishii: "Jelly Tones" (7,5)
Ken Ishii: "Sleeping Madness" (
)
Aoki Takamasa: "Silicom" (7)
Aoki Takamasa: "Indigo Rose" (7)
Aoki Takamasa: "Silicom Two" (7)
Aoki Takamasa+Ogurusu Norihide+Takagi Masakatsu: "Come And Play In Our Backyard" (8)
Aoki Takasama: "Quantum" (7-)
Aoki Takasama: "Simply Funk" (7,5)
qua siamo davanti a due degli artisti di elettronica più importanti attualmente esistenti, importanti non solo nel contesto giapponese ma anche imitati all'estero, tanto che vengono richiesti anche in Europa e in America come produttori, dj, compositori, ecc
Ken Ishii è un g-e-n-i-o.
le sue torbide atmosfere ottenebranti ti entrano dentro e infettano ogni tua cellula, per condurti in un mondo fuori da ogni immaginazione, un piccolo globo fatto di suoni dalle sembianze cattive e ossessioni timbriche.
Non so come sia possibile realizzare un album come "Future In Light".
un momento è ambient, un altro vira su una techno che più minimale non si puo', in altri frangenti vira su una IDM di warpiana memoria ma mai così personale. un album, un sogno.
meglio che non parlo di "Sleeping Madness", altrimenti scrivo troppo.
amore e basta.
aoki takasama è dedito a tutt'altro genere di elettronica, molto più sotterranea e concettuale. lui è amante del glitch e dei suoni pià puntigliosi, meno ricercatore del groove possente ma cesellatore di composizioni pungenti e disturbanti.
il tanto amato "28" nasce proprio dalle sue mani, i suoni sono (quasi) completamente suoi, e si sente.
sempre nel 2005 spunta con un album fantasmagorico come Simply Funk e non c'è che da rimanera a bocca aperta. glitch-techno, glitch-ambient. un po' di tutto in questo album, ascoltate l'iniziale That Melody.... ne rimarrete congelati ma attratti al contempo.
e per finire vorrei citare il mai dimenticato Come And Play In Our Backyard, un disco proveniente da 3 monumenti della musica giapponese tutta, fatto con il cuore e trasudante passione. un pop così, nel 2000, raramente lo si sente. è un pop vero. e non c'entra niente se ci sono le macchine. quelle sono solo contorno, l'anima è pura come non mai.
Sorpresa della settimana
Toy: s/t (Smalltown Supersound, 2006) (7)
toy-tronica!!
ma quanto mi sono innamorato di questo disco??
glitch come se piovesse, strumenti giocattolo, tastierine casio da quattro soldi, spirito pop, pennellate di colore vivissimo, fantasie assortite.
con i dischi dei To rococo Rot, Matmos e Microstoria sotto il cuscino, dormono notti fatti di sogni con una bambola parlante, un carillon leggermente danneggiato e un sorrisino sbarazzino.
recensione a brevissimo.
Migu: s/t (Ochre Records, 2003)
più o meno tutti conosceranno Keigo Oyamado aka Cornelius.
nessuno sicuramente conoscerà la sua batterista. chi avrà visto un live di Keigo avrà notato la poliedricità della ragazzina alle pelli.
beh, lei si chiama Yuko Araki e per l'occasione (il suo album di debutto) decide di chiamarsi Migu.
la sua versatilità viene tutta fuori in questo album vagamente sperimentale ma dal cuore dolce e finemente cesellato. canzoni monche e spezzate, piccoli grumi di ritmo s'accumulano per poi esplodere e emanare un suono disturbante, sovente la parte romantica di Yuko emerge e ci propone canzoni tenere e graziose.
la sua vocina è quella della glitch-pop-girl giapponese, per farvi due esempi: tujiko noriko, piana (naoko sasaki), gutevolk (hirono nishiyama).
Sakaiminato è un brevissima introduzione, follia percussionistica processata digitalmente.
Nella seconda traccia (non c'è la traduzione dal giapponese) il suo è più un racconto, una confessione, più che un approccio da "cantante". un piano spara note come fuochi d'artificio colorati, la drum-machine è un battito meccanico e slabbrato, il vocoder filtra una voce in lontananza, la deriva strumentale, sul finale, è un flusso elettronico complesso e giocattoloso.
Lazy è ossessiva e morbosa. Un groove di batteria diritto e preciso, glitch che scintillano in sottofondo, il cantato sempre in disparte, la chitarra emana note parsimoniose e sibilanti, sdruciture elettroniche squarciano il ritmo come se fosse un delicatissimo panno di seta. il tutto si approssima dolcemente a un tenero silenzio, solcato solamente da rigurgiti di rumore, pungenti quanto una spina affilatissima.
siparietto classicheggiante (poco più di 30 secondi) in Drive Strings 0.
Spider inizia così:
: "There's a spider! In My Room! What Should I do?"
il testo è un esilarante racconto dell'inseguimento di un fantomatico ragno, che scappa per casa. la canzone è volutamente giocosa, fra una tastierina con il vizio di spezzare le sue note sul finire, ancora un pattern di batteria trascinante, sprizzare di colori digitali da parte d'un oggettino per fare le bolle di sapone. pura fantasia e ritmi sconclusionati per una canzone mai doma, una favola amatoriale e birichina.
Train Run è uno dei pezzi glitch-pop più belli mai ascoltati. loop chitarristici, la vocina di un angelo sbarazzino tratteggia una fiaba misteriosa, un'elettronica soffice quanto una nuvola fumettosa, ricami ritmici veloci e docili al tempo stesso.
Jazz è un marcetta jazzata irrefrenabile, un flauto s'intromette dispettoso, bleeps brillano di luce propria, il contrabbasso è un continuo molleggiare di pulsanti disegni melodici.
L'inizio di What To Do? prelude a un canzone (apparentemente) semplice ma significativa. Ancora quella voce che pare raccontare più che cantare, un battito di charleston loopato fino allo sfinimento, sparuti colpi di chitarra, rigurgiti elettronici sporchissimi e malandati. il tutto si sviluppa in maniera completamente (in)organica, fra un attimo di andamento (ir)regolare e frangenti di rumore digitale piacevolmente disturbante.
Sono o no una batterista? Ecco, questo chiede a se stessa. La risposta sta nel delirio percussionistico di Wait!.
L'accoppiata Drive Strings 2 e Drive sono un'ulteriore prova della miriade di idee che puntualmente si presentano nella testa di Yuko.
La prima è un bozzettino colmo di strumenti acustici, fra una miriade di archi che si intrecciano amorevolmente, attimi di panico e pause cariche di emozioni. La seconda è un sibilo digitale che ti entra in testa e non ti molla un secondo, ancora quell'incidere vagamente jazzato, un refrain incontenibile, accordi di chitarra gentili e accomodanti, rumorini sconosciuti, glitch-ettini puffettosi. pura estrosità.
la coda del disco è affidata al Sakaiminato 2, il gemellino della traccia iniziale.
un bel frullato di vari generi e attitudini, approcci e sensazioni, una scatola nera la cui scoperta si rivela sorprendente e inaspettata.
Akeboshi: "Faerie Punks"
era tanto che non ascoltavo il mio amato akeboshi.
stasera son tornato a percorrere i sentieri colorati di faerie punks.
un colpo al cuore. preciso al centro. senza nemmeno darmi possibilità di reagire.
queste 4 canzoni sono grandi come un sole splendente, piccole e curate come il diamante più raro.
c'è un qualcosa di emozionante fra tutte queste note, un timbro fugge con il sorrisino felice, un battito è uno schiocco metallico.
una lacrima di cristallo pianta dalla fatina raffigurata in copertina è l'inizio d'un flusso orchestrale continuo e sinuoso, fra una chitarra che sferza il silenzio e un fraseggio classicheggiante. c'è pure spazio per uno sfrigolio elettronico nascosto e velato. un cello sprizza tinte e immagini, un violino vola e tocca il cielo.
la voce decanta :"Hey Thereee! Hey Thereee!". appunto, questa è Hey There. non è bella. non è bellissima. è un sogno.
Night And Day è un affresco sfavillante, con le tinte che esplodono da tanto sono vive e frizzanti. il piano saltella come impazzito, in preda a una crisi di felicità, la voce sale e scende, fra un'altalena di sensazioni impressionante. la piano-song proveniente dal paradiso, con le sembianze tali e quali a uno scampolo di azzurro sconfinato. c'è pure spazio per il ritmo. non solo malinconia ma si fa largo uno straccio, un brandello di movimento, morto, ma presente.
Kamisama No Shitauchi giace fra l'abbraccio di un suono gustoso e deliziosamente sospeso in aria. il solito cantato fra un angelo e un demone, gli strumenti s'intrecciano con gentilezza, cesellando timbri concilianti e accomodanti. saper creare un qualcosa di prezioso e inestimabile, con qualche arrangiamento in più rispetto al passato, una ricerca melodica squisitamente raffinata e sapiente.
la title-track sprofonda ancora in un oblio di tristezza sonora, con quel piano che dondola piangendo, un violino gela l'aria rendendola irrespirabile, quando il pathos strumentale si fa insostenibile il tutto ti inchioda la mente e non ti lascia più. la fisarmonica s'insinua con un afflato d'altritempi, ancora parole in punta di piedi tratteggiano una storia sconosciuta e mistica.
un viaggio senza ritorno in un mondo povero di rifugi emozionali, ma ricco di frangenti in cui riporre il proprio cuore e custodirlo senza paura di smarrirne l'essenza.