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Dokkemand: "Hons!" (Other Electricites, 2009)
L’uso di strumentazione elettronica all’interno di canzoni pop è ormai una pratica consueta. La capacità di tramutare questo elemento da mezzo a parte integrante è un passo in più che l’artista decide di mettere in atto. Usare i ritmi meccanici o le melodie dei synth non come ornamento, bensì come meccanismi fondamentali, permette di far risaltare peculiarità altrimenti solo accennate. Queste sono le linee-guida del lavoro di Dokkemand, esordiente proveniente dalla Norvegia. Nonostante la maggior parte dei brani contenuti in “Høns!” sia strumentale, la sensazione è quella di assistere alla messa in opera di un vero lavoro “elettronico” applicato a melodie pop, siano esse cantate o meno.
La disinvoltura con cui l’artista mette insieme strutture idm, pop elettronico e break-beat rende una minima idea della statura di “Høns!”. Il suo punto di forza risiede nella pluralità di riferimenti, nella cura dei dettagli della resa sonora e, soprattutto, in un gusto dell’arrangiamento nordico, comune a fantasie pop, come nel caso dei Royksopp. Delicate intarsiature pop si rivelano veri gioielli (“Lupe” annovera alla voce Kate Havnevik, “Laap” e “Knapp” incantano per i toni giocosi), strumentali a metà fra break-beat e ambient-pop mostrano solidità compositiva (i colori sfavillanti di “Kanaria”, atmosfere rarefatte in “Eike” e “Slapp”). I richiami all’indie-tronica classica vengono fuori con gli episodi più composti (le timide contrazioni di “Klokka Er 76”, il piglio agitato di “Stempel”), mentre un lato inedito e più corrosivo mette in discussione l’identità stessa del progetto (l’intreccio quasi electro di “Hest”).
Dokkemand si guadagna un attestato di fiducia per il lodevole sforzo nello sperimentare soluzioni nuove o quantomeno interessanti. “Høns!” è un album compatto, divertente e frizzante, qualità sufficienti per renderlo una prova superiore alla media.
(7)
recensione di alessandro biancalana