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Cranes: "Cranes" (Dadaphonic, 2008)
Provenienti dalla scuola dream-pop inglese e giunti sul mercato leggermente dopo la creatura divina di Robin Guthrie e Elizabeth Fraser, i Cranes hanno segnato la storia di un intero flusso musicale a suon di dischi ineccepibili, sempre più variegati con il passare degli anni, mai stazionari nei dintorni di una moda o trend. Il ritorno di una punta di diamante di un genere così famoso rappresenta dunque una sorta di evento, nonostante la band non abbia mai lasciato passare più di quattro anni da un album all’altro.
In casi di integralismo stilistico come “Cranes”, la difficoltà nel consigliare un‘opera sta tutta nel gusto personale di chi l'ascolta. Siamo infatti di fronte al più classico revival dream-pop, sporcato quanto basta da un’elettronica eterea e omaggiato dalla solita splendida voce dell’interprete femminile Alison Shaw. Ma il deficit di originalità non può certo sminuire il valore di undici canzoni suonate con perizia certosina, condite da sapienza melodica e arricchite da una passione interpretativa vivida e commovente.
Dunque, in poco più di mezz’ora veniamo cullati da docili marcette sognanti (incubi quiescenti nell’iniziale “Worlds”, risveglio rassicurante con “Worlds”), scossi da beat elettronici facilmente irriconoscibili (sfondo electro-pop per “Feathers”, bollicine traslucide in “Wires”) e infine distratti da una voce che si gonfia raggiungendo l’impalpabilità (“Panorama” pare un inno chiesastico, “Collecting Stones” scorre fra scale di piano e sibili sinistri).
L’uso dell’impianto chitarristico quasi folk giova alla varietà dei suoni, mescolando idee che si collocano fra la canzone bucolica di un cantastorie e la composizione di un artista dedito a un trip-hop oscuro. Ne sono esempio le gocce di melodia trasfigurata di “Wonderful Things” e la conclusione “High And Low”, mai così adatta per sancire il commiato.
Le canzoni rimanenti riciclano con fantasia i punti cardine già evidenziati, risultando a tratti un po’ balbettanti ma tutto sommato positive nella loro ingenuità.
“Cranes” si dimostra una raccolta di episodi dream-pop dal gusto naif, composto con poesia e ispirazione, graziato per le sue lacune in virtù della perfezione formale e contenutistica, definitivamente promosso per l’aura che lo circonda.
(7)
recensione di alessandro biancalana
