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The Bird And The Bee: s/t (Blue Note,2009)
Poco meno di due anni fa, durante una torrida primavera, giunse all’orizzonte il duo The Bird And The Bee e fu impossibile non tributargli il dovuto plauso. Quelle marcette retrò dal raffinatissimo gusto cosmopolita diedero una ventata di freschezza al panorama pop indipendente, proponendo una formula non nuova ma confezionata da mani esperte. Come già ampiamente spiegato nella recensione dell’omonima prova, il duo affida le proprie basi musicali al sapiente produttore Greg Kurstin, attivo da diversi anni e rinomato per la sua scrupolosità. Al reparto vocale troviamo sempre la dandy-girl Inara George, impegnata a tinteggiare fraseggi vocali divisa fra croonerismo femminile, profondità cristallina e dolcezza cullante.
Rispetto all’esordio, la cifra stilistica è rimasta pressoché invariata, gli elementi che caratterizzavano la loro musica rimangono intatti nel corso delle quattordici tracce. Canzoni varie, incentrate sull’interpretazione poliedrica della George, sorrette da un campionario compositivo inesauribile. Partendo dalle semplici melodie portanti, fino a giungere al comparto ritmico, non è facile trovare frangenti ripetuti o ridondanti. La ricerca di questa estrema forma di eclettismo non sfocia nella disomogeneità, in virtù di una capacità di controllo solida e sicura.
Pare impossibile scegliere un episodio che si erga al di sopra delle altre tracce, la magia scanzonata prende un ampio spazio già dal principio (la deliziosa “My Love”, il synth-pop irresistibile di “Diamond Dave”), sfociando spesso in una forma di racconto più ragionato (le romantiche ballate “Ray Gun” e “Baby”, nervose tensioni sotterranee in “Whats In The Middle”). Quando la vena danzereccia prende il sopravvento, il divertimento è assicurato (il tributo giapponese “Love Letter To Japan”, la commovente “Polite Dance Song”), con derive a metà fra trasfigurazioni robotiche e indole sentimentale (schizofrenia chitarristica in sottofondo per “Meteor”, la contagiosa “Birthday”). Fra buffe cantilene mistiche (l’altalenante “You’re A Cold”, le avvisaglie sperimentali in “Witch”) e un finale appena sussurrato (“Lifespan Of A Fly”), si giunge alla conclusione con la voglia di ripartire dal principio senza attendere un attimo.
Approdata al secondo passo conscia della propria bravura, la coppia propone quattordici perfette canzoni da ricordare, condite dalla classe di un musicista e dalla sbarazzina spigliatezza di una donna d’altri tempi.
(7,5)
recensione di alessandro biancalana
